Rapporto 5 – Il mio primo giorno di lavoro.

Dove faccio conoscenza con la Coccommunications, il suo proprietario e tutti i segreti di BricioPicio@86.

Testo:

Mario: “Ciao, sono Mario Colombo…sono qui per i computer…”

E così adesso anche voi sapete come suona la mia voce da terrestre alle orecchie dei terrestri. Uno schifo, dico io. Certo, è esattamente la voce che ci si può aspettare da uno con le mie sembianze da sfigato, ma potete immaginare come ci si senta quando la si sente uscire dal proprio corpo, per quanto anche il proprio corpo sia un qualcosa che non ci appartiene. Ci si sente uno schifo. Anche perché nella vasta gamma delle voci umane maschili se ne trovano anche di interessanti. Certamente non belle e profonde come la mia voce vera, che ancora una volta mi permetto di ricordarvi leggendovi una breve, misteriosa poesia in terrestre:

Sopra la panca la capra campa,
sotto la panca la capra crepa.

Eh? Modestamente, di voci così sulla Terra non ne troverete, ma un Mario Colombo meno sfigato del mio avrebbe potuto presentarsi così, ad esempio:

Voce: “Ciao, sono Mario Colombo…sono qui per i computer…”

Sì, lo so, a essere interessanti si può dare nell’occhio, e il buonsenso lo sconsiglia, ma permettetemi questo piccolo sfogo. E andiamo al rapporto: quello precedente terminava con me nel mondo dei sogni, come dicono i terrestri, nel senso che nell’interminabile attesa nel silenzio ovattato della sala, appunto, d’attesa, della Coccommunications, davanti alla fotografia dei parallelepipedi grigi, avevo finito per addormentarmi profondamente, avvolto dalla comodissima poltroncina rossa. Per fortuna che anche in sembianze umane il mio organismo non è in grado di produrre quell’orribile ronzio che molti umani fanno quando dormono. Mi sono svegliato prontamente, sentendo aprire la porta dalla ragazza della perection…repection… insomma dell’accoglienza, come pensavo si dicesse qui. Quella che si chiama Francy, ma che tutti, a cominciare da lei stessa, chiamano Lafrancy.

Lafrancy: “Scusa per l’attesa, ma Livio è stato in call fino adesso: ti accompagno nel suo ufficio.”

Il Livio in call fino adesso era Livio Cocco, il proprietario dell’agenzia. Eh sì, il nome Coccommunications viene dal suo cognome, e la noce di cocco stilizzata che accompagna il marchio è perché, si è premurato di dirmi:

Livio Cocco: “Guarda, ti racconto una cosa: fin da piccolo ho sempre amato le noci di cocco, perché si chiamavano come me hahahaha, allora, quando ho aperto questa struttura ho voluto mettere la noce di cocco nel logo. Davvero! Hahahaha!”

Mi sono sentito in dovere di ridere un po’ anch’io, anche se ho dovuto sforzarmi. Livio Cocco è un umano dall’apparente età di quarantasette anni, due mesi e sedici giorni circa, vestito come ho visto vestirsi gli umani solo sulle riviste per umani maschi, e mai dal vivo. Di tutto il bizzarro insieme di cui era ricoperto mi hanno colpito soprattutto le scarpe, che sembravano fatte di legno lucidato a cera.Nella ventina di minuti terrestri in cui sono stato nel suo ufficio, più che del lavoro che mi aspetta ha parlato di sé e della sua agenzia, come se dovesse essere lui a impressionare me con le sue capacità.

Livio Cocco: “Non per vantarmi, ma qui siamo sempre andati oltre… come dire…think outside the boxmission ma soprattutto vision… e poi abbiamo capito al primo minuto l’importanza del digital.”

E poi si è messo a parlare di vini pregiati, di cui è grande conoscitore.

Livio Cocco: “Per dirti…io c’ho in cantina anche un tot di bottiglie di Ornellaia 2003, non so se mi spiego…, che possono invecchiare anche 30 anni, ma la domenica sera, downtime, se mi prende lo sfizio io una me la apro lo stesso.”

Nei rarissimi momenti in cui a dire qualcosa ero io, immediatamente il suo sguardo cominciava ad andare allo schermo del suo cellulare…

Livio Cocco: “Scusa, eh…ma mi tocca rispondere…”

…seguito subito anche dai suoi pollici. Poi nell’ufficio è entrato il terrestre barbuto, quello del monopattino. Il Cocco me l’ha presentato come:

Livio Cocco: ” Il grande Stefano, il nostro mitico Senior Digital Project Manager!

Che non so cosa voglia dire ma dev’essere qualcosa d’importante, visto che ci vogliono ben quattro parole in inglese per dirlo. I due hanno cominciato a parlare tra loro e lì ho capito che potevo andarmene. Uscendo dall’ufficio, ho notato per la prima volta che Stefano non porta le calze, anche se fa freddo. Magari è un segno distintivo della sua casta da quattro nomi. Così sono andato dalla LaFrancy, che mi ha portato in un altro ufficio, davanti a un computer.

Lafrancy: “Ecco, ti conviene cominciare da questo qui della Fede, che oggi è fuori da un cliente. È lentissimo e ogni tanto va in bomba. Ti ho scritto la password qui. Va bene?”

Ho acceso la macchina, hoinserito la password…(BricioPicio@86…chissà cosa significa?) e sono entrato per la prima volta in un computer terrestre. Emozionante…ma un’emozione di una lentezza esasperante. Ci sono voluti almeno sessanta secondi terrestri, perché finalmente si mettesse a fuoco l’immagine di sfondo: la fotografia di un cucciolo di cane che ti guarda con due enormi occhi a palla. Che sia lui BricioPicio?

Quel computer era come la casa di qualcuno che da anni continui a riempire di cose senza buttare mai via niente. Ho cominciato a fare pulizia nel modo più banale, tanto per potermi addentrare in quel caos. L’antico sistema della suddivisione in cartelle mi si presentava davanti agli occhi in tutta la sua sconfinata farraginosità. C’era di tutto, e non tutto aveva a che fare con il lavoro, o almeno credo. Dentro una cartella di grosse dimensioni nominata videociccio, a sua volta contenuta nella cartella videocicci, dentro la cartella amorimiei, dentro la cartella cosemievarie, ho trovato ben 87 video, di cui 23 duplicati, di un piccolo terrestre durante svariati momenti della sua esistenza. Mentre veniva lavato, mentre veniva alimentato, messo a dormire…

È stata una visione molto molto istruttiva, e anche sorprendente: non avrei mai immaginato che una madre potesse pensare di pulire uno strano aggeggio che suo figlio succhiava avidamente prima che lo buttasse per terra succhiandolo a sua volta.

Che la saliva degli umani adulti contenga degli antibatterici che quella dei cuccioli non contiene? Guardando tutto quel materiale il tempo è volato, come dicono qui. Per fortuna mi sono bastati 7 minuti terrestri per riportare il computer “della fede” a prestazioni abbastanza accettabili, umanamente parlando. E senza neanche toccare BricioPicio@86.

Certo che sono strani, ‘sti umani italiani.”