Dove, una volta arrivato sulla Terra, scopro i limiti del mio trasduttore vocale robotico, rimpiango la mia vera voce e ne approfitto per declamare una poesia Bonsensoriana.
Testo:
Mario: “Due…due…tre…ssa…ssa…prova…prova…prova…
Oh, eccoci, come dicono qua sulla Terra. Sto ancora trafficando col trasduttore vocale robotico per trovare il settaggio giusto per le mie onde, come da istruzioni. A dir la verità, prima di partire l’idea di dovermi dare una voce come questa mi sembrava un po’ una…shbanzkaz. Ehi, ma perché non mi traduce shbanzkaz, ‘sta baracca? Ho detto shbanzkaz! Traduci shbanzkaz!”
Trasduttore: “Solenne cazzata“
Ecco, l’idea mi sembrava un po’ una solenne cazzata. Dico: ma se siamo in grado di darci una voce terrestre normale, come ad esempio questa, perché devo inviare i miei rapporti parlando come se fossi il robot del mio trisnonno? O più semplicemente, non potrei mandarli a Bonsensor in lingua bonsensoriana con la mia vera voce, senza tutti ‘sti filtri e controfiltri? Anche perché, diciamocelo, io non sono particolarmente bello, ma la mia voce…eh be’, quella fa sempre la sua porca figura. Dovresti fare l’attore, mi dicono sempre. In effetti ho conquistato più di una femmina, leggendole i versi del grande Barzanzelmek. Permettetemi un piccolo esempio:
Pordomosiokautreuk kekkerekkekkè masciula
tavà tavì tavò sulplense kràpata
orbonattal perdokkio
zeba zeba zeba
zumasta ziku
zumasta ktarnie
Ma vabe’, mi avete spiegato che facciamo così perché siccome i terrestri nei loro film hanno sempre fatto parlare gli alieni con ‘ste voci qui, figurati se possono pensare che un alieno vero lo faccia per davvero, e per di più in italiano! Se anche i rapporti venissero intercettati, tutti penserebbero a una solenne shbanzkaz. Ancora? Vai a capire perché non traduce shbanzkaz… Oh! ho detto ancora shbanzkaz!”
Trasduttore: “Solenne cazzata.”
Esatto, sarebbe solo una shbanzkaz tra i milioni di shbanzkaz che ogni giorno entrano in quella che qui chiamano “rete”, e nessuno le darebbe peso. Siamo mica scemi, su Bonsensor.
Sono i terrestri a essere strani: una volta quelli di Urano si misero a comunicare con i loro osservatori sulla Terra usando miscugli di canzoni terrestri prese dalla top ten del momento e remixate. Beh, quelli dell’Area 51 si insospettirono perché certi rapper stavano cominciando a dire cose insolitamente intelligenti, e il trucco venne scoperto.
Purtroppo, la stessa cosa non si può fare con l’aspetto fisico: apparire come ci hanno sempre pensati nei film non si può, perché mica si riesce a non dare nell’occhio con magari tre paia di occhi (hahaha…occhio-occhi, questa non è male…) oppure con la bava collosa che sbrodola dalla mascella retrattile. Finirebbe come nei film, che tutti ti sparano addosso. Come minimo.
Così mi avete fatto prendere le sembianze di un terrestre sfigato che non fa paura a nessuno, e devo dire che non è il massimo, quando mi guardo allo specchio. Ho anche dei foruncoli sul sedere. Capisco la cura del dettaglio, ma vi assicuro che non è per niente divertente. Per quanto riguarda il lavoro, tra un paio di giorni comincerà la mia vita professionale da nerd…perché non traduci nerd? Come si dice nerd, qui?”
Trasduttore: “Si dice nerd.”
Ah…si dice uguale? Ma pensa. Be’, comincerò il mio lavoro di nerd-sistemacomputer lunedì prossimo in un’agenzia di pubblicità a Milano, come da programma. Io di pubblicità non ne so niente, ma non ha importanza: il mio compito sarà quello di risolvere i problemi dei computer terrestri, che pare siano parecchi, anche perché i terrestri generalmente di computer non capiscono una paktarnyz. Ancora? Macheppalle… paktarnyz, traduci paktarnyz!”
Trasduttore: “Una beata fava.”
Ecco, i terrestri generalmente di computer non capiscono una beata fava, per cui per un qualunque bonsensoriano non dovrebbe essere difficile essere all’altezza del compito. Staremo a vedere. Mi sa che per questo primo rapporto è tutto. Alla prossima.
Comunque sono strani, ‘sti umani.”
