Episodio 9 – Cambi di sesso, sparizioni, apparizioni e altre magie.

Cambi di sesso, sparizioni, apparizioni e altre magie degli oggetti transizionali, ovvero i tati, i dudù, i ninna, i nanna: nella nona puntata di Ohmamma!, le incredibili avventure del coniglietto di Cecilia che Toy Story levati.

Testo:

Cecilia disegna tutto e tutti come fossimo conigli, cioè con le orecchie lunghe. Lei, da quando appena nata la nonna le ha regalato un coniglietto, ha sviluppato una passione per i conigli che ha quasi dell’incredibile. Perché l’amore dal suo si è esteso a tutti, e se per dire mangiare una mucca è una cosa che le piace, il solo sentire che nel mondo qualcuno mangia conigli è una cosa che le fa sgorgare lacrime copiose e sincere.

Si chiama Tata, il suo coniglio, intendo. Prima era Tato, diminutivo di Donato, ma poi, mentre Vladimir Luxuria vinceva l’Isola dei Famosi, ma né noi né lei ne abbiamo mai visto una puntata quindi è impossibile che si tratti di una cosa diversa da una coincidenza, Cecilia dichiarava al mondo: “Tato è una femmina!”. E così, mentre i salotti della TV si riempivano di parole vane sull’identità sessuale, noi affrontavamo con serenità il cambio di sesso del coniglio di casa.

Il Tato, o la Tata, è poco più che uno straccetto di cotone, con la testa e le zampette da coniglio, e anche se detto così può sembrare esattamente uno straccio, in realtà si tratta di un oggetto transizionale, come viene definito non da me, ma dalla psicanalisi, e quindi straccetto vala a dire a qualcun altro. Più o meno, la missione dell’oggetto transizionale è quella di accompagnare i piccoli nel distacco dalla madre mettendosi in mezzo, cosa che alla Tata è riuscita benissimo, dato che per molti aspetti si è così messa in mezzo da prendere il mio posto in più di un’occasione. La Tata ovviamente serve per dormire, ma serve anche per fare degli impacchi sulle ferite, serve quando c’è luce per coprirsi gli occhi e quando c’è buio per chiacchierare sotto le coperte. Serve quando si ha paura, serve per far partire una conversazione, serve per chiuderla. La Tata certe volte puzza, ma quando si cerca di lavarla Cecilia dichiara che a lei quella puzza piace e quindi la Tata puzzerà ancora per un po’ e un po’ di più.

La Tata più di una volta si è persa. La prima volta è diventata una di quelle storie da raccontare ai posteri e dentro nei podcast per dare modo a future mamme, futuri bambini e futuri oggetti transizionali di imparare dai nostri errori. Dunque, la prima volta che Cecilia ha perso la Tata, che come dice lei “a quel tempo era ancora Tato”, era il giorno del suo primo compleanno, quindi il 27 luglio del 2007, e tutti se lo ricordano. Il papà stava tornando da una passeggiata con passeggino e cane, quando nello spazio tempo di un attraversamento di strada, l’oggetto transizionale è scomparso, così, puff! La famiglia intera, nonni compresi e compresa me che ero a Milano al lavoro, è entrata in un tale stato di fibrillo che tutti ancora se lo ricordano. Se lo ricorda perfino la signora nell’ufficio bolognese del Distributore di Tati, che il 27 luglio del 2007, poche ore prima della chiusura estiva, mandava un magazziniere in magazzino alla caccia di un esemplare di Tato e dopo ore di vana ricerca mi ritelefonava un laconico: “Mi spiace signora, è che quel coniglio lì non lo fanno più…”.

Se lo ricordano anche i vicini che quella notte senza Tato hanno sentito Cecilia piangere per la prima volta e se lo ricorda la nonna che subito è andata a comprare un nuovo oggetto transizionale a forma di orsetto, anzi meglio comprarne due uguali che non si sa mai. E così nella vita di Cecilia, Renato ha preso il posto di Tato, solo nel letto, però, mai nel cuore. Nel giro di qualche giorno Cecilia se ne è fatta una ragione e Tato è entrato a forza nel mondo dei ricordi.

Tre settimane dopo, mentre siamo in vacanza in montagna, mia sorella mi chiama per dirmi che Margherita sua figlia, unica tra tutti a non aver mai perso la speranza, in un pomeriggio di temporale ha avvistato il Tato appeso a un cancello, mentre passavano in auto nella stessa strada dove il coniglio era scomparso. Dopo vari scambi di foto, viene accertato che si tratta proprio di Tato, che tra l’altro, non si sa come, è perfettamente asciutto nonostante al momento del ritrovamento stesse piovendo da un po’.

“Miracolo!”, si è gridato, e tutti ancora oggi si ricordano con una certa emozione l’incontro tra una Cecilia di un anno e il suo coniglietto scomparso, che se ci fosse stato lì un regista avrebbe fatto partire un ralenty…

(musica)

Comunque, dopo quella volta lì, il Tato o la Tata è sparita altre 3-4 volte almeno, ma è sempre stata ritrovata. Onestamente non ancora capito una cosa: il Tato o la Tata è un coniglio molto fortunato o più semplicemente non è capace di darsela a gambe? E forse è perché nemmeno le ha, le gambe?