Episodio 8 – Com’è che le femmine vengono femmine e i maschi maschi.

Finalmente la differenza fondamentale tra maschi e femmine trova una spiegazione scientifica, e una dimostrazione nelle uova di Pasqua. Questa e altre verità rivelate nell’ottava puntata di Ohmamma!

Testo:

Ascoltando la radio, in un attimo ho capito una cosa che in 41 anni non avevo mai capito, ovvero come che le femmine vengono femmine e i maschi vengono maschi. Punto primo, dipende tutto dal papà, e quindi che certa gente che ammazza le mogli perché non gli danno il maschio si informasse meglio prima di alzare le mani. Perché è il papà, e nient’altro che il papà, che in quel momento lì produce sia semini portatori di geni maschili che semini portatori di geni femminili; l’ovetto, invece, sempre femmina è. Punto secondo, i semini portatori di geni maschili vanno più spediti alla meta, ma muoiono praticamente subito, mentre i semini portatori di geni femminili sono più lenti ma anche più longevi. Concludendo, in lineissima di massimissima, se si vuol provare a mettere al mondo un maschio, considerato che appena il semino maschile sente un po’ di aria fresca, ci lascia le penne, conviene farlo nel momento esatto e preciso in cui la mamma ovula. Se invece si vuole mettere al mondo una femmina, si può anche giocare d’anticipo sull’ovulazione, diciamo persino tre giorni, che tanto il semino femminile se ne sta in giro bello vispo almeno il tempo di fare un po’ di shopping. Questo ovviamente in lineissima di massimissima, che la faccenda non è certo così matematica.

Dalla radio quindi ho capito non solo come funziona la storia, ma anche che certe differenze tra i maschi e le femmine vengono da molto molto lontano e l’uguaglianza non è solo un miraggio, ma forse pure una cazzata. Fin dal tempo dei semini, le bambine e i bambini sono molto più diversi del semplice fatto che le une fanno la pipì a laghetto nel pannolino mentre gli altri la fanno a fontana. Per dirne una, le femmine, noi femmine, abbiamo una maggiore resistenza, fosse anche di soli tre giorni più dei maschi. E pure una maggiore indipendenza e pazienza. Quegli altri invece non appena si perdono muoiono, che non è un bel modo di affrontare l’esistenza.

A chi non fosse chiaro il concetto, consiglio un inserimento all’asilo nido o, peggio, alla scuola materna di un maschio e di una femmina, anche solo come semplice spettatore. Chiunque provi a far abituare un ex semino di genere femminile al nuovo ambiente si ritroverà nel giro dei fatidici tre giorni con una bimba perfettamente inserita. Chiunque invece tenti il medesimo esperimento con un ex semino di genere maschile, assisterà al seguente fenomeno: se il maschietto non ce la fa subito, si lascerà morire affogato nel proprio pianto e fine dell’inserimento. Conosco bambini che dopo mesi ancora non riescono a lasciare la mamma. Il piccolo Francesco, ad esempio, ogni giorno in cui porto Cecilia alla materna mi chiede di venire via con me, però prima mi chiede anche se sono una mamma vera oppure no.

E io che pensavo che fosse tutta colpa nostra: credevo che i maschi fossero così fragili perché le mamme con i maschi si rincoglioniscono. E infatti mi ripromettevo di osservarmi da fuori per vedere se, e in cosa, il mio atteggiamento sarebbe stato diverso con Tobia rispetto a Cecilia. E invece tié, è bastato la trasmissione alla radio, per assolvermi totalmente da qualunque responsabilità sul tasso di ciulaggine dei miei figli e in particolare di quello maschio. Se Tobia sarà mammone e un po’ fesso non sarà mica colpa mia, ma del normale modus operandi del semino, e prima ancora del suo papà. Ok, forse ho condito via la faccenda con una certa leggerezza. Infondo sono secoli che penne e voci ben più nobili della mia cercano di capire come e perché i maschi siano diversi dalle femmine e io la chiudo in tre minuti.

Mi riprometto allora di riprendere la questione in altre future puntate, partendo però da questa teoria che darei per scontata e che trova conferma persino nelle uova di Pasqua. Quest’anno in quello per i maschietti di casa c’era un Power Ranger e in quello per le femmine un cubo di Rubik. Giuro!