Una puntata scritta e registrata dieci anni fa, dedicata alla piccola primogenita incazzata per l’arrivo del fratellino. E che impressione riascoltarla adesso, che la primogenita è un’adolescente. Ed è sempre più incazzata.
Testo:
E io te lo voglio dire adesso, tesoro mio, adesso che mancano abbastanza anni alla tua adolescenza, ma neanche poi tanti. Te lo voglio dire adesso proprio perché non mancano tanti anni a quando mi rinfaccerai un milione di cose, quando mi dirai che non ti ho guardato abbastanza, che ho sbagliato tutto come mamma, quando magari mi butterai il telefono in faccia o mi dirai che sono brutta.
Ecco, adesso te lo voglio dire perché così quando sarà la tua adolescenza io ti dirò: io però te l’avevo detto. E non solo perché in quella che sarà la nostra Grande Guerra io forse avrò un punto a favore, ma perché voglio che tu lo sappia ora: non solo tu, ma anche tuo fratello l’ho desiderato tanto. A un certo punto del tuo essere piccola era così bello, ma così bello che ho segnato di restare così ancora per un po’ e un altro bambino mi è sembrato il modo più semplice. Certo che è stato un atto di egoismo, ma fare i figli è un atto di egoismo, non ce la raccontiamo. È un modo per restare giovani, per stare sempre in pista, per non morire di solitudine e per sentirsi amati totalmente incondizionatamente, almeno fino alla vostra adolescenza, ovvio.
Ci sono anche mille altri motivi, sai? Io che sono cresciuta con un fratello e una sorella trovo inconcepibile l’essere figli unici e un fratello e una sorella sono il regalo più grande che due genitori possano fare ad un figlio. Poi che non volevo lasciarti sola con due genitori non facili, poi che il mondo è difficile ed affrontarlo in due lo è un pochino meno. Poi tutti i giochi che ho fatto da piccola e la mia infanzia sempre in compagnia e Paolo con cui giocavo a “Billy e Jackson” e Silvia con cui facevamo le ballerine che sembravamo quasi vere. Appena sono riuscita a convincere il tuo papà che tutti questi motivi erano validi tanto quanto quell’atto di egoismo di cui sopra, beh, Tobia ha incominciato la sua strada ed ora eccolo qui con noi. Tu sei bravissima perché gli vuoi già bene, lo vedo, e vedo anche che ogni tanto vorresti che non mi fosse sempre attaccato come inevitabile che sia – quello manco sa stare dritto! – però hai già uno sguardo così amorevole verso di lui che mi commuovo ogni volta.
Però adesso come adesso ci sono un sacco di cose che non riusciamo più a fare come prima, ma perché io non posso fare meno di tenere sempre un orecchio teso ad un suo pianto improvviso o un occhio verso un qualunque refolo possa colpirlo. Noi però imperterrite continuiamo a farle, continuiamo a guardare Raperonzolo e a ridere come matte per come il cavallo sembra un cane, continuiamo ad andarci a prendere il gelato appena esci da scuola e a me non mi frega niente se ti sporchi tutta e continuiamo a fare la conta dei coniglietti, a fare la punta alle matite colorate, a farti le treccine e a stendere le tue mutande con le pinzette. Continuiamo a leggere le storie anche se non è ora di andare a nanna e io a fare le vocine che non mi vengono mai due volte uguali. Però ecco quello che voglio dirti, che quando non ci riusciamo a farle perché tuo fratello che so piange, per dire, io lo vedo che ti dispiace un sacco e che ti viene una rabbia ma una rabbia, ma dispiace tanto, tantissimo anche a me, e quelle cose già mi mancano perché anche se le facciamo ancora non sono già più esattamente uguale a prima e mi sento un buco dentro e certe volte mi viene una rabbia ma una rabbia che lancerei al muro i pennarelli. Anzi, e se lo faccessimo insieme che così ci sfoghiamo?

