Visto che ormai quasi parto, che cosa metto in valigia? E visto che non so fare una valigia nemmeno per un weekend, saprò farne una per una vita che sta per iniziare? Questa e altre ansie da “oddio manca pochissimo!” nella terza puntata di Ohmamma!
Testo:
Lista delle cose da portare in ospedale, periodo invernale, secondo il foglio fornito dalle ostetriche:
- 4 body di lana e cotone con manica corta
- 4 calzine di lana
- 4 tutine intere – non è indicato il materiale
- 1 copertina
- 1 asciugamano piccolo
- pannolini taglia 3-5 kg e salviette umidificate, in caso vengano terminati quelli forniti dall’ospedale
Nessun cenno viene fatto la lista delle cose per la mamma durante la contemporanea degenza, che quella, una volta sgravato il pupo, torna a contare come il due di picche.
Mancando solo un paio di settimane all’ora X, è ormai arrivato per me il momento di preparare la valigia, da afferrare di corsa nella corsa al grande appuntamento. Considerato che si tratta di un secondo figlio, può essere che anticipi l’uscita. Comunque, cara futura madre, sappi che anche questa è probabilmente una di quelle cazzate tipo: se c’è la pancia punta allora è maschio, se ti prude l’ombelico allora rispetterà il termine.
Gli inglesi chiamano il grande momento delivery, ovvero consegna. Come se la mamma, tranquillamente sbracata sul divano casalingo, dovesse fare come unico sforzo quello di aprire la porta al postino ed eventualmente firmare la ricevuta. Noi altri lo chiamiamo parto, e anche in questo caso sembra che la madre possa trovarsi tranquillamente altrove, mentre il bambino arriva: “Oh io parto, ci vediamo dopo!”
Comunque lo si chiami, e qualunque sia stata l’eventuale esperienza precedente, la paura del momento è fottuta, punto e stop. E a quella povera futura mamma che cercherà conforto nelle amiche non verrà risparmiato un ulteriore dettaglio raccapricciante. Nessuna donna al mondo, persino le amiche, non appena si trova davanti una panzona in evidente stato di prossima consegna, riesce a tenere a freno la lingua sulla narrazione del proprio parto. Deve essere una di quelle cose di cui sono colpevoli gli ormoni, e infatti non c’è nulla da fare. Dopo gli urletti di eccitazione, accompagnati da rassicurazioni certamente sincere per l’imminente evento, qualunque donna che abbia già dato non riesce ad astenersi da riportare dettagliato resoconto del proprio parto, in cui Ella ha sofferto atrocemente per almeno 76 ore, al termine delle quali si è squartata come un’albicocca, ha subito tre cesarei d’urgenza senza anestesia, che il piccolo Matteo aveva la testa infilata sotto l’ascella e quindi la dilatazione necessaria per farlo passare era di 22 cm, mica quei 10 a cui generalmente una donna normale arriva.
“Ma tesoro, tu stai tranquilla, vedrai che il tuo parto sarà velocissimo, me lo sento, e poi è il secondo, anche se a me tutto questo è successo con il terzo, quindi non è detto.”
Da circa tre settimane sogno ormai tutte le notti che il mio piccolo sarà verde e con tre gambe. Oppure che una volta arrivata a casa me lo dimenticherò in un sacchetto di carta, che non mi ricorderò di come si allatta e non saprò certamente affrontare l’orrenda questiona del cordone ombelicale.
Amici, vivo nel terrore, e pensare che sono una abbastanza coraggiosa. E allora esorcizzo aggiungendo nella valigia per l’ospedale anche qualche cosa di inutile tipo un libro – sì, sai che ridere – e le cuffie per l’ipod. Poi, in preda a evidente crisi ormonale, o più semplicemente di panico, piango qualche lacrima calda sulla vera domanda che in questo momento mi attanaglia: “Io in ospedale, di quante mutande avrò bisogno?”

