Rapporto 10 – Bonsensor, abbiamo un problema.

Dove tutt’a un tratto, inaspettatamente, le cose si mettono male.

Testo:

Mario: “Trmak sascé sapsar! Ra kam, ra kam prashtak ra traskaraf orpa nai su prama tafku schplarag mizurnast ra kreaf!  Tu schtara par ta mek ra…ra mash…

Perdonatemi, mi sono dimenticato di attivare il trasduttore mimetico prima di cominciare. Se è successo è perché in questo momento sono ancora parecchio agitato, nonostante siano già passate diverse ore dal momento in cui questa mia missione sul pianeta terra ha avuto una svolta improvvisa quanto imprevedibile. Una svolta drammatica, inutile nasconderlo, che mi ha precipitato in una situazione dalla quale in questo preciso momento non so assolutamente come poter uscire. Sono proprio nella merda, direbbe un terrestre. Tutto è cominciato oggi, un placido martedì osservatese, quando, alle ore quattrodici e trentadue minuti primi terrestri la suoneria del citofono ha squillato ripetutamente, e io sono andato a rispondere.

Mario: “Chi è?”
Walter: “Sono il Walter…mi apri?”

Gli ho aperto il cancelletto, e mi sono affacciato alla porta, in tempo per vedere Walter arrivare con aria decisa. In una mano aveva una borsa marchiata Ipermercato e nell’altra, cosa alquanto strana, il guinzaglio a cui era attaccato un altrettanto deciso Umberto.

Walter: “Fammi entrare, va’!”
Mi chiede senza né rallentare, né aspettare una risposta, ma andando dritto nel salotto.
Mario: “Hem…ciao Walter, come mai questa visita? È successo qualcosa, per caso?”
Walter: “E sì, che è successo qualcosa…cassu se è successo…! È successo che questa testa qua funziona ancora… non si fa fregare, questa testa qua…”

Se già il Walter Mascheroni per così dire standard non era la persona più facile con cui trattare, trovarselo davanti in questa sua nuova versione, con tanto di Umberto al fianco, non era affatto piacevole. Agitato, rosso in viso come non l’avevo mai visto, gli occhi rotondi spiritati, era sicuramente alterato da un tasso alcolico ragguardevole, annunciato dal suo alito, che odorava di un liquore scuro comparso al termine della grigliata, curiosamente chiamato amarodelcapo.

Mario: “Walter…scusa, ma io non so di che cosa stai parlando…non capisco”
Walter: “Sì sì, fai finta di non capire…ma va che son mica tutti scemi come il Genio, che lo puoi far su coi tuoi imbrogli, io ti ho beccato subito, a te…”
Mario: “Imbrogli…mi hai beccato…io non capisco un accidente di quello che mi stai dicendo! Perché non ti calmi, ci sediamo e mi fai capire cosa c’è che non va? E magari fai uscire l’Umberto in giardino…eh?”
Walter: “Sì, ti piacerebbe…eh? No! L’Umberto sta qua e io sto in piedi e non mi calmo neanche un po’, non mi calmo! Vuoi capire? Vuoi capire? Ti faccio capire subito.”

Così il Walter comincia faticosamente a frugarsi nelle tasche, impedito dalle mani occupate dalla borsa e dal guinzaglio. Sta sudando, motivo per cui il berretto di lana che tiene calcato in testa nonostante il caldo sembra ancora più fuori luogo. Io non so assolutamente come prenderlo, e comincio a preoccuparmi seriamente.

Walter: “Cos’è ‘sta musica del cazzo?”
Mario: “eh…la radio… la svizzera… ”           
Walter: “Gli svizzeri non sentono mica ‘sta roba! Spegni!”

Finalmente, dalle sue tasche esce quello che cercava: il suo telefono.
Walter: “Vuoi capire, eh? Fai il finto scemo, eh? Guarda qua…”
E mi mostra una fotografia che mi ritrae alla grigliata, mentre parlo con Eugenio, e comincia a ingrandire sempre più la mia faccia. 
Walter: “Che cos’è questa? Eh? Che cos’è?”
Mario: “Che cos’è questa? E cosa vuoi che sia…è la mia faccia! Cosa c’è di strano?”
Walter: “Cosa c’è di strano? Dice cosa c’è di strano, il finto tonto… Te lo faccio vedere bello grande cosa c’è di strano! Tè! Guarda qua! Cos’è?”
Mario:”È Il mio occhio…e allora?”
Walter: “E allora nel tuo occhio, chissà come mai, c’è una bella membrana X! Guardala qua! La vedi? La vedi, adesso? Io la vedo bene, porca di quella vacca! E quella roba lì vuol dire che te sei mica di questo pianeta! Te sei un rettiliano del cazzo, sei!”

A sentire quelle parole, anche se fino a quel momento non avevo la più pallida idea di cosa fosse un rettiliano del cazzo, mi si è gelato il sangue nelle vene come dicono gli umani. Ma dovevo assolutamente mantenere la calma.

Mario: “Membrana x…rettiliano? Ma cosa stai dicendo? Hai bevuto?”
Walter: “Vuoi una cicca?”
Mario: “Eh?”
Walter: “T’ho detto se vuoi una cicca!”
Mario: “Ma che…?”
Walter: “Una cicca, una gomma, un ciuinga o come la chiamate voialtri…una di queste, ne vuoi una?”
Mario: “No grazie, non mi piacciono”
Walter: “Eggià! E lo so che non ti piace! Voi rettiliani non siete mica buoni a masticarle! Le mandate giù! Invece la carne vi piace di bestia, a voi, eh? …il dottore mi ha detto che non posso mangiarla… credevi che bastava far la finta, per fregarmi a me?”

Mario: “Walter, devi credermi…è tutto un equivoco…come faccio a fartelo capire…?
hem…ti sta uscendo una roba da sotto il berretto…come mai?”

Stupidamente pensavo di poterlo distrarre, se non di calmarlo, invece ottenni l’effetto esattamente contrario. Si tolse rabbiosamente il berretto, mostrando una specie di fasciatura a calotta fatta con l’alluminio per conservare i cibi in frigorifero.

Walter: “Come mai? Son mica un coglione, io! E so come ci si protegge dalle radiazioni di voialtri alieni del cazzo!”

Poi, altrettanto rabbiosamente, infilò una mano nella borsa dell’ipermercato e da quella tirò fuori un fucile da caccia, debitamente accorciato per poter essere contenuto, e me lo puntò addosso. Sinceramente non potevo credere ai miei occhi. Ero come paralizzato, lo confesso. Riuscii solo ad alzare le mani, come ho visto fare nei film terrestri in quelle circostanze.
Mario: “Ma cosa fai…”
Walter: “Faccio che adesso mi fai vedere la tua bella linguaccia biforcuta da serpente! O ti faccio un bel buco e vediamo le squame! Mi è toccato di rovinare la doppietta del mio povero papà, per colpa tua, e adesso ci metto niente a usarla! La dovete finire, di venire qua a comandare! Tira fuori la lingua!”
Mario: “Dai, Wal…”
Walter: “Tira fuori ‘sta lingua! Brutta biscia dei miei co…”

A quel punto non ho avuto altra scelta. Nessun’altra scelta possibile, per uscire da quella situazione. Mai mi sarei mai immaginato, venendo sulla terra, di trovarmi in condizioni così critiche per la mia sopravvivenza da essere costretto a usare le frequenze mentali difensive. Ma non ho avuto altra scelta. Walter è subito stramazzato a terra Pum in condizione di riposo cerebrale. Confesso che on me la sono sentita di trattare anche Umberto nello stesso modo perché durante l’irruzione in casa mia, quel povero cane sovrappeso si era comportato molto diversamente dal suo padrone, restandosene tranquillamente accucciato ai suoi piedi. In certi momenti mi è persino sembrato che lo guardasse con aria di compatimento, scuotendo il testone peloso. Questo è quanto è inspiegabilmente successo. L’uomo più stupido che io abbia sinora incontrato su questo pianeta ha scoperto, per quanto a modo suo, che non sono un terrestre, mettendo in condizioni critiche la mia pacifica missione. Adesso ho un uomo chiuso nella mia taverna e un cane ciccione appoggiato a mia una gamba che non la smette di pretendere altre carezze. E io non so che fare dell’uno e dell’altro. Ho bisogno di pensare…ma ho anche bisogno di aiuto.

Bonsensor…abbiamo un problema.”