Rapporto 7 – Vivere a schiera.

Dove illustro le caratteristiche del mio domicilio terrestre, dei miei vicini d’ambo i lati, delle loro usanze e dei loro cani.

Testo:

Mario: “Una delle soluzioni abitative, come le chiamano quelli che te le vogliono vendere, più apprezzate nel territorio varesotto è la cosiddetta villetta a schiera. Si chiama così perché invece di essere semplicemente una villetta, ovvero una piccola casa dove abita un solo nucleo famigliare, solitamente circondata da un giardino, è una villetta attaccata ad altre villette identiche in tutto e per tutto, come se la parola “villetta” fosse stata copiata e incollata senza spazi per tutta la larghezza di un foglio di word, un programma di scrittura che usano su questo pianeta, una specie di versione più primitiva di quello usato negli asili di Bonsensor. Il risultato è, per l’appunto, una schiera di villette copia incolla. Stesso numero di locali, stesso giardino, stesso box, tutto uguale. Le uniche villette diverse dalle altre sono quelle dette di testa ovvero la prima e l’ultima della schiera, perché la schiera da qualche parte dovrà pur cominciare e prima o poi finire. Le villette di testa e di coda sono le più pregiate, perché hanno un lato che non confina con nessuno e generalmente un giardino più grande. Una diversità molto onorevole, nella comunità, perché si tratta di una diversità… come posso dire? ad aggiungere e non a togliere. Dovete sapere che qui sulla terra l’unico tipo di differenza che viene comunemente apprezzato è quello di chi possiede qualcosa di più degli altri, e non di meno. In quel caso, invece, la differenza viene vista come un difetto, non chiedetemi il perché.

La villetta a schiera che mi è stata assegnata come base qui a Osservate Suvvia (l’indirizzo esatto è via chiese nuove n° 47, anche se di chiese non ce n’è neanche mezza, né nuova né vecchia) non è di testa e nemmeno di coda. In quella di testa (o di coda) ci abita il mio vicino di sinistra, che si chiama Eugenio Giorgetti. Non so che lavoro faccia, ma so che lo fa in Svizzera, una piccola nazione piuttosto ricca a una ventina di chilometri di distanza da Osservate. Ogni giorno, intorno alle 5.30 del mattino, festivi esclusi, Eugenio apre il suo box, sale in auto, accende il motore, esce dal box, lo richiude, apre il cancello, esce con l’auto,sempre accompagnato in questa operazione dall’abbaiare di Bobo, il cane di casa, che ogni mattina Eugenio cerca inutilmente di zittire.

Eugenio: “Shhhh…dai, vai a cuccia…dai, basta!”

Un paio d’ore più tardi, anche il resto della sua famiglia esce di casa: la moglie, con l’altra auto, insieme alla figlia e al figlio. Anche la loro partenza è accompagnata sonoramente da Bobo, che a quel punto riesce a innescare l’abbaio di tutta la schiera di cani, a cominciare da quello inconfondibile di Umberto, il rotweiler sovrappeso di Walter Mascheroni, il mio vicino di destra. Anche lui non so che lavoro faccia ma, quale che sia, gli consente evidentemente di essere molto spesso a casa, in giardino, a tagliare ossessivamente l’erba del prato con un rudimentale attrezzo dotato di motore a scoppio. L’unica volta che Walter Mascheroni mi ha rivolto la parola in risposta al mio saluto è stato per invitarmi sbrigativamente a regolare al più presto la siepe del mio giardino, che ha superato l’altezza della rete divisoria, perché, così ha detto:

Walter: “Eh, c’è sul regolamento che va così.”

Io gliel’ho promesso, ma non l’ho ancora fatto. Dev’essere per questo che continua a non salutarmi quando mi vede. Invece stasera Eugenio, il vicino di testa, di ritorno dalla Svizzera, non solo mi ha salutato cordialmente come fa sempre, ma mi ha invitato a una grigliata, la prossima domenica nel suo giardino.

Eugenio:”Ma sì, una roba alla buona, eh… per stare un po’ insieme così, con degli amici…niente di speciale… “

…ha voluto subito precisare, dandomi per fortuna il tempo necessario per documentarmi mentalmente sul significato di “grigliata”:

Speaker: “Grigliata – sostantivo femminile, derivato di grigliare: piatto formato di carne o di pesce, spesso di varie qualità, cotti sulla griglia: una grigliata di pesce, di salsicce; una grigliata mista.”

Potete immaginare la mia gioia per l’invito, visto che noi bonsensoriani abbiamo smesso di nutrirci con forme di vita animale da almeno una ventina di secoli terrestri. Ma naturalmente, come si dice qui, ho fatto buon viso a cattivo gioco: “Una grigliata! Fantastico! Grazie! Cosa devo portare?”. Su questa cosa del portare qualcosa quando si è invitati a pranzo o a cena mi ero già documentato. Per i terrestri è sempre buona norma farlo, senza chiedere suggerimenti o avanzare proposte se si tratta di un invito…un invito… vranaustanks

Trasduttore: “Formale.”

Ecco: formale, grazie. Mentre se l’occasione è alla buona, come ha detto Eugenio Giorgetti, risulta molto amichevole chiedere con cosa si può contribuire. Curiosamente, la prima risposta sarà quasi sempre identica a quella di Eugenio, ovvero:

Eugenio:”Ma non c’è bisogno, non portare niente!”

ovvero “non c’è bisogno”, talvolta in versione spiritosa:

Eugenio:”Portati te e basta.”

Allora occorre insistere, questa volta proponendo delle possibilità: “Ma dai…del vino? Un dolce? Gelato?”dando così modo all’ospite di cedere benevolmente senza sembrare troppo interessato.

Eugenio:”Porta una bottiglia, allora, che va sempre bene…”

Che significa una bottiglia piena di vino. Che poi non sarai mai una sola, a meno che non si sia davvero in pochi. E così domenica andrò alla grigliata nel giardino di Eugenio Giorgetti. Mi resta solo da comprare il vino e trovare una buona scusa per non mangiare animali cotti.

Certo che sono strani, ‘sti umani italiani.”