Dove scopro la particolare sospensione spazio-temporale di un viaggio sopra un treno regionale con destinazione Milano.
Testo:
Mario: “Pronto pronto… Alieno Mario chiama base… Alieno Mario chiama base… base, mi sentite? Hahahahaha, voi non lo sapete, ma in un sacco di film terrestri gli umani fanno così, quando cercano ci comunicare tra loro con le onde radio, e più chi chiama ha bisogno di aiuto e meno gli rispondono, oppure, bene che vada, si fanno desiderare per un bel po’, prima che finalmente si senta … qui base, parla pure Alieno Mario… hahahaha, sono divertenti, i film terrestri…
Ma veniamo alla cronaca: ieri sono andato a Milano a lavorare presso la Coccommunications, agenzia che si occupa, come forse si può intuire dal nome, di comunicazione, una parola dai molteplici significati che qui usano volentieri ogni volta che hanno paura di dire pubblicità. Del mio viaggio sul treno regionale ho già detto nel rapporto precedente, e ci siamo lasciati quando in compagnia di un sacco di pendolari di pessimo umore mi avviavo all’uscita della stazione. Mentre una gran parte di loro scompariva nel sottosuolo per prendere i treni sotterranei, io mi dirigevo a piedi verso la Coccommunications, che non è molto distante.
Eccola qui Milano, il famoso capoluogo della regione Lombardia, che sta in Italia, Europa, pianeta Terra, sistema solare 7433 K22, galassia B882 S12, universo 27, pankros 5, zeu 3, kreo C, minicreo 207E, eccetera eccetera…
Musica
A Milano, per le strade, c’è molta più gente che a Osservate, molto più rumore e molta più puzza. Rumore e puzza sono prodotti più che altro dalla grande quantità di auto in circolazione. Ce ne sono davvero tantissime, e vanno in tutte le direzioni, una dietro l’altra, per forza di cose lentamente. Quando vanno troppo lentamente allora cominciano a emettere un suono prolungato. Penso sia l’effetto di un rudimentale sistema di allerta che viene lanciato dalla macchina per avvisare che a una velocità così bassa non riesce a funzionare. Colpisce il fatto che sulla gran parte delle auto ci sia soltanto una persona, quando ce ne potrebbero stare almeno altre tre. Per questo ce ne sono così tante.
Qualcuno ha pensato di muoversi più agilmente levando due ruote alle auto e chiamando il risultato motocicletta quando le ginocchia del conducente non si possono toccare tra loro, e scooter quando invece possono farlo. Le une e gli altri sono decisamente più agili e meno ingombranti delle auto, e di questo se ne approfittano, passando negli spazi minimi tra le auto ferme, e facendo innervosire per questo gli automobilisti in coda.
Automobilista: “Ma dove cazzo vuoi andare!”
Però possono cadere, cosa che alle auto succede molto di rado. E sono decisamente più rumorose. La soluzione che mi pare più intelligente, non fosse altro per il fatto che non puzza e che fa solo un rumorino gentile, è chiamata bicicletta, e sembra una moto molto più magra perché non ha il motore. Si muove spinta dalla forza delle gambe di chi le sta sopra, un po’ come facevano gli antichi nostri con il russkuz. Russkuz! Vuoi tradurre russkuz, per favore?”
Trasduttore:”Biciclo”
Ma pensa…biciclo, suona un po’ come il papà della bicicletta… In ogni caso, la bicicletta sembrerebbe proprio una bella soluzione, ma siccome i terrestri pare proprio che si divertano a complicarsi la vita, adesso si sono messi a produrre un mezzo praticamente identico a quell’affare che usano i bambini anche su Bonsensor, quello con due piccole ruote e un manubrio, che si muove con la spinta di un piede per terra…accidenti, com’è che chiama? Il…il Giughìn!. E ovviamente non me lo traduce… traduci Giughìn, per favore!
Trasduttore: “Monopattino”
Grazie…monopattino. Adesso gli umani fanno dei monopattini a motore elettrico, per non dover fare nemmeno la fatica di pedalare. Ci stanno sopra con aria impettita, un piede davanti all’altro, e filano silenziosi ovunque riescono a farlo. A Milano, appena uscito dalla stazione, per un pelo uno non m’investiva. L’umano che lo guidava aveva un’enorme barba, e mi ha guardato male da sopra i peli. La cosa buffa è che l’ho ritrovato poco dopo davanti al palazzo dove sta la Coccomunications, mentre parcheggiava il suo aggeggio a rotelle, e poi anche davanti all’ascensore, e perfino dentro. Lì non mi ha guardato male, ma mi ha chiesto:
Uomo col monopattino: “Che piano?”
Io ho detto: “Sesto” e lui ha schiacciato il pulsante. E poi ci siamo ritrovati tutt’e due al sesto piano, davanti alla porta con la scritta Coccomunications. Allora lì mi ha sorriso da sotto il pelo, ha aperto la porta e mi ha fatto passare per primo.
Uomo col monopattino: “Prego”
C’era un bancone, e dietro il bancone una ragazza con sei anellini all’ orecchio sinistro, sette al destro e un pallino di metallo alla narice destra che mi ha detto:
Francy: “Ciao!”
Mario: “Ciao, sono Mario Colombo…sono qui per i computer…”
E così ora conoscete la voce che uso con gli umani…bella, eh? Ogni volta che la sento mi viene da vomitare…
Francy: “Ah, sei l’IT Manager! Ciao, io sono la Francy! Ti faccio accomodare qui un attimo e vado a dire che sei arrivato. Vuoi un caffè? Acqua?”
Mario: “No grazie.”
Francy: “Ah, okay.”
Francy mi ha fatto entrare in una saletta, dove mi sono seduto su una poltroncina rossa, di fronte a una grande fotografia di parallelepipedi grigi con su scritto…aspetta che me lo sono segnato…sì, ecco…c’era scritto New York. Ho cominciato a guardarla mentre aspettavo, aspettavo, aspettavo, finché a un certo punto mi si sono chiusi gli occhi. Un po’ come adesso, per essere sinceri, così la chiudo qui.
Ah, ho scoperto che i terrestri in ascensore si imbarazzano: non vogliono guardarti e cercano disperatamente un punto neutro dove appoggiare lo sguardo in quel poco spazio. Sul soffitto, sul pavimento, sui pulsanti… chissà perché?
Certo che sono strani, ‘sti umani italiani.”
