E Tobia nasce così: meravigliosamente, improvvisamente, precipitevolissimevolmente. Questa e altre magie della famiglia – con cane – nella quarta puntata di Ohmamma! Attenzione: qui qualcuno piange!
Testo:
Tutte le storie hanno inizio, anche quelle come questa che quando sembra che non sono ancora iniziate, già sono finite. L’inizio di questa storia forse inizia un sabato mattina, quando la famiglia – con cane – si sveglia con la calma del sabato mattina, e la mamma in avanzato stato di gravidanza decide di farsi un giro in ospedale per farsi dare un’occhiata. Ha appena avuto una piccola perdita, niente di cui preoccuparsi, ma in questo stato è meglio essere prudenti.
A voler ben guardare, la famiglia – con cane – ostenta un po’ più della calma del sabato mattina. È la trentottesima settimana e quindi manca tempo, però dicono che già da ora potrebbe… però che diamine, tutti hanno un sacco di cose da fare, come per esempio finire la valigia per l’ospedale che giace in casa monolitica e incompiuta.
Ecco, forse il vero inizio della storia è questo, quando a metà mattina la mamma si sottopone a quello che le iniziate conoscono come il tracciato e poi attende che qualcuno la visiti. A inizio del pomeriggio quel qualcuno la visita: è un giovane dottore che il destino vuole si chiami Salvatore, ma che di salvatore, si vedrà in seguito, non ha una beata mazza, e vaffanculo anche alla teoria del nomen omen.
Che sia questo l’inizio della storia? Nemmeno per sogno. Nonostante la mamma dichiari di sentire un qualcosa che si muove a livello panza, ma senza ancora sconquassarla di dolore, Salvatore dichiara invece che non è in corso un accidente, ma, anzi, intima la mamma di: “Ritornare solo in presenza di perdite atipiche dai GE…” – si lasci all’immaginazione degli ascoltatori l’intuizione di cosa siano i GE – “…e se attività contrattile regolare e dolorosa”, come da pagina 4 del manuale del giovane ginecologo. E così, freddo come il referto da lui firmato, Salvatore decreta che nemmeno questo è un buon inizio per questa storia. La mamma a questo punto se ne torna casa mogia mogia pensando a quanto sia un vero peccato che niente sta per iniziare.
Ma allora: questa storia, ma quando cavolo ha inizio? Quando la mamma arriva a casa? Quando decide di riposarsi per prepararsi a ciò che lo sente avverrà certamente nel giro di un giorno al massimo? Ancora una volta forse. Forse l’inizio della storia scatta alle ore 18, quando dentro la televisione ha inizio la partita di rugby tra Italia e Inghilterra. La meta che l’Inghilterra segna all’Italia dopo solo tre minuti è il primo grande dolore che accumuna la mamma che soffre per una contrazione degna di questo nome e l’ignaro padre che lancia un Cristo! in sincrono.
D’ora in avanti la faccenda si fa complicate e confusa per tutti i componenti della famiglia – con cane. La madre capisce che non c’è orologio in grado di farle capire se l’attività contrattile sia abbastanza regolare e dolorosa. Però capisce che c’è una cosa veramente importante da fare subito, ovvero proteggere la piccola figlia dalla visione del suo dolore: “Paolo chiama Silvia, subito, subito!”.
Da quel momento in poi, e alla fine del poi mancano 15/20 minuti al massimo, è un folle rincorrersi di macroscopici eventi che scandiscono, irregolari come l’attività contrattile in corso, una corsa scomposta e spaventosa verso ciò che a tutti appare come inevitabile. La sorella Silvia arriva appena in tempo per portare la piccola Cecilia in salvo da una visione troppo forte persino per una bimba tosta come lei. Non prima però di aver ingaggiato con la quasi partoriente una ridicola battaglia su cosa fare dei di lei pantaloni, quelli che una cerca di sfilarsi per non figliarci dentro, mentre l’altra cerca di rinfilarle per andare un po’ più vestiti in ospedale.
“Ecco!”, dice la mamma al fragore delle famose acque che si aprono e al sentire che porca puttana qualcosa, qualcuno, fa già capolino, e mai espressione fu più azzeccata. Come fosse l’unica cosa giusta da fare, mi sdraio sul divano urlando: “Paolo, fai qualcosa!”, lui mi chiede: “Cosa?” e io gli dico: “Prendilo!”.
E Tobia nasce così: meravigliosamente, improvvisamente, precipitevolissimevolmente tra le braccia del suo eroico papà. Eccolo, finalmente, l’inizio della nostra storia: sono le 18.50 e a tutti ci viene da piangere. Il nostro piccolo strilla, la nostra bambina è tra le stupende braccia della zia Silvia ad imparare da subito cosa vuol dire essere sorella maggiore, l’ambulanza sta per arrivare e abbiamo un divano da buttare. Olè!

